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Professioni sanitarie: chi impara a coordinare scala i posti in ospedale |
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Per i 550mila operatori delle professioni sanitarie (infermieri, ostetriche, tecnici sanitari, di radiologia e della riabilitazione) i master sono una vera e propria specializzazione. E in alcuni casi un requisito per fare carriera. Tra il 4 e il 7% dei dipendenti di uno dei 22 profili sanitari ha incarichi di responsabilità nelle Asl e negli ospedali grazie ai master. E oltre il 60% (soprattutto infermieri) è legato al master di primo livello per il coordinamento, quello voluto dalla legge 43/2006 per ottenere l'incarico di (ex) caposala.
«Per gli operatori sanitari - afferma Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie - gli indici di soddisfazione formativa e delle aspettative sono più alti rispetto agli indici di impatto occupazionale. Nonostante il valore di specialità che hanno per i profili sanitari, infatti, l'impatto occupazionale è minore rispetto alle altre aree di studi perché gli infermieri e gli altri professionisti che si iscrivono sono sempre già al lavoro». Più elevato, invece è l'impatto sulla carriera perché qui il titolo ha il suo peso. «Le assunzioni sono sempre di operatori sanitari generalisti e solo successivamente i dipendenti fanno il master e vengono coinvolti nel coordinamento con apposite selezioni o inseriti in specifici progetti per i quali può essere valorizzata/utilizzata l'acquisita competenza di tipo specialistico», dice Annalisa Silvestro, direttore del Servizio assistenziale, tecnico sanitario e riabilitativo della Ausl di Bologna, una delle più grandi d'Italia. Tanto che Silvestro - che è anche presidente dei Collegi degli infermieri italiani - ha la responsabilità di un organico di 5.340 operatori da dirigere di cui 3.512 infermieri. «Di questi - spiega - circa 120 hanno un master il 65% dei quali in coordinamento». Ma contano anche i master di assistenza specialistica (primo e secondo livello), soprattutto quelli cosiddetti «di area critica» (si veda anche l'altro servizio in pagina). Soprattutto in ospedale. «L'obbligo del possesso di un master è solo per le posizioni di coordinamento (caposala e capotecnici) ma, specie in area infermieristica, sono molte le persone interessate a questo percorso formativo, anche perché rappresenta una porta di accesso ai ruoli dirigenziali», spiega Lorenzo Sommella, direttore sanitario dell'azienda ospedaliera San Filippo Neri di Roma. «Nelle procedure concorsuali - aggiunge - a parte quando è requisito come per il coordinamento, il master è valutato come titolo universitario di maggiore qualificazione». E al San Filippo Neri sono il 7% gli operatori con master di coordinamento su un organico di 850 unità. Lo scorso anno accademico i posti disponibili nei master universitari per gli operatori sanitari sono stati 5.400, con una media di 25 studenti per sede. Tre le tipologie formative tra cui scegliere: management e coordinamento, specialistico professionale, interdisciplinare (con altre facoltà, che tuttavia assume un aspetto più culturale che professionalizzante). Nel primo caso (management e coordinamento) si ha una ulteriore distinzione per singola professione, per area-classe, e interclasse. A prevalere è la suddivisione per classe: la metà per infermieristica-ostetrica con circa 1.600 posti medi annui. Le università che offrono il maggior numero di corsi e di posti sono state nel 2009 Firenze con 25 corsi, Roma Tor Vergata con 23, Roma Cattolica con 22, Roma Sapienza con 15, Napoli con 12, quindi Pisa a 15, Bologna e Messina con 8, e via via tutte le altre. Il periodo per l'iscrizione è ampio e va da luglio fino a dicembre e l'uscita dei bandi si può seguire sui siti delle rispettive università, dove sono continuamente aggiornati anche in base alle esigenze formative. (Articolo tratto da IlSole24Ore)
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 18 ottobre 2010 )
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